La sera dell’8 marzo, il cielo sopra la Casa Circondariale di Salerno è diventato teatro dell'ennesimo volo clandestino. La dinamica ricalca una casistica ormai nota, ma in questo caso l'intervento è stato tempestivo. La Polizia Penitenziaria ha avvistato un drone in sorvolo sull'infrastruttura detentiva. È partita immediatamente la segnalazione. Sul posto sono intervenute le pattuglie dei Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Salerno, supportate dal personale della sezione Volanti della Questura di Salerno. 

Gli operatori delle forze dell'ordine hanno individuato un'auto sospetta parcheggiata nelle immediate vicinanze del muro di cinta. Alla vista delle divise, i due uomini a bordo hanno ingranato la marcia. Ne è scaturito un inseguimento. Pochi chilometri a tutta velocità, terminati in modo brusco con l'impatto contro un veicolo in sosta.

Durante la fuga, gli occupanti hanno tentato di liberarsi delle prove lanciando una serie di involucri dal finestrino. I militari hanno setacciato il percorso e recuperato l'intero carico. Il sequestro restituisce una quantità compatibile con la capacità di sollevamento (payload) di un drone di medie dimensioni, presumibilmente utilizzato per il tentato drop: 800 grammi di hashish, 120 grammi di cocaina e 15 grammi di crack. Accanto alla droga, l'inventario stilato dalle autorità conta un bilancino di precisione, tre smartphone completi di SIM e caricabatterie, e materiale per il confezionamento.

L'elemento che qualifica l'operazione sul piano tecnologico è il ritrovamento di specifica "attrezzatura tecnica idonea al verosimile trasporto dello stupefacente mediante drone". Sollevare oltre un chilogrammo di merci illecite richiede macchine con una Massa Operativa al Decollo (MTOM)  assimilabile alle classi C2 o C3 del regolamento EASA. Questi droni vengono equipaggiati con sistemi di sgancio elettromeccanici (payload release) spesso stampati in 3D. Collegati ai pin ausiliari del drone via SDK per le implementazioni più sofisticate, o semplicemente attivati tramite fotosensori che reagiscono all'accensione dei LED inferiori del drone, permettono di lasciar cadere il pacco con precisione nel cortile dell'ora d'aria o in altri luoghi all'interno della struttura.

Le carceri italiane figurano come zone geografiche UAS proibite sul portale D-Flight. Ovviamente zone rosse dove vige un divieto di sorvolo assoluto. L'arresto di Salerno, nato dall'osservazione visiva e dal coordinamento rapido tra corpi di polizia, evidenzia quanto espresso da tempo dai vari sindacati di Polizia Penitenziaria: l'urgenza di implementare difese C-UAS (Counter-UAS) attive. I sistemi di jamming, che disturbano il segnale remoto costringendo il drone all'atterraggio o al ritorno alla base (RTH), restano di difficile applicazione nei contesti urbani per il rischio di interferire con le reti cellulari e wifi civili, ma si confermano come una delle poche risposte efficaci a questi usi illeciti dei droni.